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Info Point > Valle del Sele
Cittadina dalla storia antica, Castelnuovo di Conza oggi evoca il tempo della fondazione longobarda, delle migrazioni sannitiche, dei casati feidali.
Tra antiche rovine, tradizioni arcaiche, testimonianze di cronisti d´eccezione, è stata teatro di fasti e tragedie del Sud fino al terremoto dell´80 e ai giorni nostri.
Miti e leggende si confondono con la storia fino a fare di Castelnuovo di Conza una meta privilegiata per chi intende approfondire con sguardo inedito le tradizioni, i costumi e il futuro del mezzogiorno.
Intorno al sec. V e VI a.c. le migrazioni sannitiche sciamarono verso il sud raggiungendo, insediandosi e superando il Varco del Temete.
Con tali migrazioni il territorio di Castelnuovo entrò a far parte del Sannio Irpino: a testimonianza di ciò gli insediamenti sannitici, che si pongono in un periodo cronologico che va dal V agli inizi del III secolo a.C., siti in località Cupone e Sant´Ilarione, i cui resti sono venuti alla luce grazie agli scavi archeologici realizzati in collaborazione con la soprintendenza Archeologica Salerno-Avellino- Benevento.
L´ordito politico-sociale dei sanniti si sviluppava e si distingueva per un´organizzazione territoriale punteggiata da santuari.
Le fonti storiche ci parlano di un culto sannita di Giove Vicilino; Livio fa menzione di un tempio consacrato al dio in agro compsano.
Alcuni studiosi identificano questa zona del territorio di Conza con l´ex feudo di S. Ilarione, e in particolare con la contrada chiamata Tempete (templum), confinante con la pianura che porta il nome di Voglino, dove si sono rinvenuti avanzi di antichi edifici.
Le contrade castelnovesi, dunque, furono frequentate sin dall´antichità, e furono anche in stretta relazione con le zone circostanti.
La sella, detta di Conza, infatti, è stato il punto di incontro di strade che collegavano le regioni meridionali, con quelle centrali; ha rappresentato sin dall´antichità un importante nodo viario, che metteva in comunicazione le valli dell´Ofanto, del Sele e del Calore, permettendo il passaggio dall´Adriatico al Tirreno.
Il primo documento in cui si fa menzione di Castelnuovo di Conza è il "Catalogo dei baroni normanni" (1140), che lo cita tra i suffeudi di Conza.
Altro documento importante è un elenco di tutti i paesi che appartenevano alla diocesi di Conza, inviato nel 1200 da Papa Innocenzio III al vescovo conzano Pantaleone: vi appaiono Castelnuovo, Malinventre, Torricella e Santomenna.
Da un´opera inedita "Cronista Conzana", redatta nell´ultimo quarto del ‘600 si ricavano notizie più dettagliate su Castelnuovo di Conza:
"La terra di Castelnuovo che volgarmente viene dimandata Castellonuovo di Conza, che come vogliono anticamente fusse stata casale di Conza era anticamente sotto il dominio di Francesco Giesualdo, da chi fu venduta dal detto F.D.on Francesco al signor Fabio Bavosa della terra di Pescopagano suo vassallo, il quale, avendo procreato Isabella Bavosa sua figlia, questa contrasse matrimonio con il Dottor Domenico Martino, il quale in atto è il barone di questa terra. Questa terra è similmente situata nella provincia di Salerno, confina con la Terra di Santomenna con la distanza di mezzo miglio circa; con la Terra di S. Andrea con la distanza circa 3 miglia; con la Terra di Teora e Caposele con la distanza circa 5 miglia; con la Terra di Laviano con la distanza circa 2 miglia ed altro tanto con la Città di Conza; ed in detta Terra di Castelnuovo vi è un comodo e forte Castello posto in luogo ameno per uso del barone di detta Terra ed è munito di forte Torre.
In questa Terra nel presente anno 1691 vi sono 342 anime, li cittadini di essa si esercitano nell´arte del merciaro, tengono buono pascolo, vi è forte abbondanza di grano e vino, e li cittadini sono tutti industriosi al lucro del denaro e la Terra, benché angusta di abitanti è forte."
Sappiamo inoltre che in data 17 Agosto 1254, Innocenzio III affidava, in possesso di Filippo di Acerno, il castello di Castelnuovo: tale castello, forse longobardo, era stato restaurato nel 1230-31, insieme ad altri della zona, per volere di Federico II di Svevia.
Altre notizie ci sono riportate dall´Acocella, che parla di un terremoto del 14 gennaio 1466, che interessò Buccino, Pescopagano, Conza e altre terre. Per la vicinanza con le località menzionate si presume che Castelnuovo sia stato anch´esso colpito.
Nel "Dizionario geografico storico fisico del regno di Napoli" dell´abate F. Sacco (1796) leggiamo alla voce Castelnuovo di Conza:
"Terra della provincia di Salerno e in Diocesi di Conza, situata sopra un monte aprico, dall´aria salubre, e nella distanza di circa quattro miglia dalla città di Conza, che si appartiene col titolo di baronia della famiglia Mirelli, Principe di Teora; questa terra, la quale fu edificata nel secolo decimo terzo ha una chiesa parrocchiale sotto il titolo di Santa Maria della Petrara. Il suo terreno produce grani, grandinia, legumi, frutta e vini. Il numero finalmente dei sui abitanti ascende a mille e duecento e quattro sotto la cura parrocchiale di un parroco insignito."
Vicoli a CastelnuovoQuesto documento cita la chiesa matrice di Castelnuovo di Conza che ritroviamo, nelle carte d´archivio del XVII e XVIII secolo sec., nelle quali si legge che Santa Maria della Petrara si affiancò nella sua funzione parrocchiale alla chiesa di San Nicola, incasellata nell´antico borgo, presumibilmente intorno al X secolo.
Il nome di Santa Maria della Petrara trae origine dal toponimo della località su cui era edificata, estremità dell´antico borgo caratterizzata da caverne e grotte.
Una leggenda popolare spiega la nascita del culto della Madonna della Petrara con un evento prodigioso.
Si narra che in località petrara apparve ad un castelnovese la Madonna, in cerca di un pezzo di pane, che le era stato già negato da un abitante di Santomenna. Esaudita nella sua richiesta, espresse il desiderio di essere collocata in una chiesa edificata sul posto.
E di quella Madre apparsa alla ricerca di un po´ di pane, rimaneva quasi a testimoniare la leggenda, la statua, posta nella chiesa della Petrara, che raffigura la Madonna con in mano un pezzo di pane, prodotto della terra.
Alcuni studiosi affermano che l´apparizione della Madonna potrebbe essere interpretata come l´avvistamento di un monolito, posto all´entrata di una laura basiliana: una Madonna della colture alla quale si contrapponeva l´eremo di S. Menna.
Infatti, come le chiese paleocristiane sorsero sulle rovine dei templi pagani, così sulle antiche laure basiliane furono edificate chiese campestri ( periodo longorbando, VI sec.)
E´ verosimile pensare che in questo modo sorse la chiesa di Santa Maria della Petrara e intorno ad essa andarono addensandosi le abitazione, come era successo nei pressi del monastero benedettino di S. Menna dopo l´XI secolo.
Un´altra leggenda popolare, tuttora viva nella memoria collettiva, tramanda, attribuendo ad un episodio di storia recente, ciò che in realtà avvenne in tempi più remoti che Castelnuovo fosse sorto per l´abbandono di un antico insediamento posto nel bosco (la torre o la Torricella) a causa della spropositata presenza di serpenti.
Detto sito è conosciuto come la torre o la torricella: il villaggio ivi stabilito scampò alla scorreria saracena del 843.
Come si apprende dal Catalogo dei baroni fu feudo del conte di Balvano, tenuto in suffeudo da Filippo Torricella.
Ancora nel 1200 è annoverato tra le terre su cui aveva giurisdizione il vescovo di Conza.
Le notizie si perdono fino al XVII secolo, epoca in cui diviene feudo rustico per il progressivo abbandono da parte della gente.
Antonio Castellano nella sua "Cronista Conzana" (1673-1688) così parla della Torricella:
"Era una terra posta nella difesola di Buon Inventra che andava compresa con il feudo di caposele che volgarmente si chiama la torra."
E ancora Vito Acocella nella "Calitri medioevale" :
"Turricella era una terra della quale oggidì (1673-1688) se ne conoscono vestigi che sta posta nella difesola di buon inventre e hoggi è del barone di Castelnuovo che andava compreso con i feudi di Caposele, che volgarmente si chiama la torra nella quale si conoscono in atto i vestigi delle case fontane et altro, che dicono che l´habitanti di detta terra quando abbandonarono detto luogo, parte rimasero nella terra di San Menna e parte nelle terre di Coposela e Teora"
Nella seconda metà del XV secolo, gli abitanti della Torricella si trasferirono in borghi vicini. Una parte di questi a Castelnuovo di Conza, che forse per l´incremento demografico, forse per il cessato pericolo di aggressioni, edificò fuori dalla porta di "chiecole", dove già doveva esistere una realtà urbana intorno alla chiesa della Petrara.
A testimonianza di ciò la statua di S. Ilarione (monaco orientale che evangelizzò Egitto e vicino Oriente) era collocata nell´angolo sinistro appena dopo l´entrata della chiesa: segno che gli abitanti della Torricella si portarono dietro i propri culti.
Il territorio di Castelnuovo di Conza, da sempre crocevia di popoli, compreso tra Temete e Sella di Conza, è segnato dalla storia.
Del nucleo più antico del paese, sorto intorno al castello e alla chiesa della Madonna della Petrara rimangono poche tracce.
Anche il centro abitato, una volta posto in posizione arroccata, è stato in gran parte distrutto dal terremoto dell´80, così come le chiese del paese "San Nicola" e "Santa Maria della Petrara".
A testimoniare la storia del paese restano i siti archeologici di S´Antilarione e Cupone che rimandano alla storia antica; o ancora la croce medievale posta nella località che da essa ha preso il nome.
Poi tracce della storia più recente, come il monumento ai caduti della I guerra mondiale.
Infine i segni della cultura materiale lasciati dalla civiltà contadina negli edifici produttivi, come mulini o frantoi, nell´architettura degli antichi casali.
Da Vedere
TEMETE
Non ci sono scavi archeologici, ma è un sito di rilievo dal punto di vista storico. Livio fa menzione di un tempio di Giove Vicilino sorto nell´oppido di Vercellio, in territorio di Conza, e Federico Cassetto lo identifica con l´ex feudo di S.Ilarione. Il tempio sarebbe sorto nella contrada chiamata "Tempete" (templum), confinante con la pianura che porta ancora oggi il nome di "Voglino", dove si sono rinvenuti avanzi di antichi edifici.
SELLA DI CONZA
Nell´alto corso dell´Ofanto sorge una Sella, detta di Conza. Si tratta di un altro sito di rilievo dal punto di vista storico. Sin dall´antichità importantissimo nodo viario che attraverso la valle dell´Ofanto, del Sele, del Calore, permette il passaggio dall´Adriatico, al Tirreno, con direzione Est-Ovest; mentre in quella Nord-Sud congiunge la Campania settentrionale e l´Italia Centro Adriatica, alla Lucania.
CASTELLO
Sorgeva al centro dell´attuale piazza; la struttura muraria attualmente visibile non è originaria; non si hanno notizie sulla sua ricostruzione. Vi sono però resti di cunicoli, grotte, un pozzo, etc
In data 17 Agosto 1254, Innocenzio III affidava, in possesso di Filippo di Acerno, il castello di Castelnuovo. Forse longobardo, il castello era stato restaurato nel 1230-31, insieme ad altri della zona per volere di Federico II di Svevia. Se ne ritrovano accenni anche nalla Cronista Conzana "…in detta Terra di Castelnuovo vi è un comodo e forte Castello posto in luogo ameno per uso del barone di detta Terra ed è munito di forte Torre"
I CASALI
In località Sant´Ilariore ci sono resti di antichi casali contadini
LA CROCE
Si tratta di una croce longobarda posta alle porte del centro storico
I RESTI D´LA N´VERA
Si tratta di resti di un edificio probabilmente risalente ad inizio ottocento rimasto in funzione fino alla seconda guerra mondiale. La Nevera era a due piani, uno dei quali interrato, e veniva usata come riserva di ghiaccio (da vendere a macellerie, bar o privati)
Durante le grandi nevicate si raccoglieva la neve: veniva ammassata e ogni strato coperto di paglia (esisteva un vero e proprio rito intorno a questa attività: una precisa divisione dei ruoli, una danza per pigiare ed ammassare ecc. ecc.).
I MULINI AD ACCOV´TA
Resti di manufatti risalenti all´800, che, costruiti lungo il corso di un torrente, sfruttavano le pendenze del suolo per consentire il recupero dell´acqua per svariati usi. Molto interessanti sotto l´aspetto storico-antropologico, di conseguenza da segnalare e valorizzare per eventuale itinerario turistico
Eventi e Manifestazioni culturali
* L´estate castelnovese: si tratta di una manifestazione della durata di due settimane (solitamente l´ultima di luglio e la prima di agosto) che comprende feste di animazione per bambini, spettacoli culturali e mostre di vario genere (sulla cultura materiale contadina, mostre fotografiche o pittoriche di artisti locali).
* Festa del castelnovese emigrante: gli emigranti si festeggiano di solito l´ultimo sabato di luglio. E´ un giorno dedicato alla memoria alla storia alla consapevolezza di essere prima di tutto popolo di viandanti.
Si inaugurano in questo giorno mostre sull´argomento e poi la serata è all´insegna del divertimento: serata danzante e cena offerta dall´amministrazione comunale.
* Riti contadini: Sono ancora vivi i riti contadini legati all´uccisione del maiale, alla vendemmia alla raccolta delle ulive.
Per questo testo si ringrazia la COMUNITA' MONTANA dell'ALTE e MEDIO SELE