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Laviano

Info Point > Valle del Sele

In uno splendido contesto ambientale si snoda la cittadina di Laviano conosciuta fin dai tempi più antichi per la sua ricchezza boschiva.

Con i suoi legnami infatti sono state costruite perfette navi, attestato anche dalla presenza di un antico "collegium dendrophorum" dove si impratichivano i professionisti del taglio e della vendita del legno.

Questa tradizione profondamente legata ai miti e alle leggende del bosco è rimasta nella cultura e nelle feste popolari.

In tanti, tra i quali l´illustre archeologo Carcia, che qui ebbe i natali, suppongono che Laviano sia stato "il più remoto" villaggio degli Ursentini, di origine Sabina.

Nel periodo romano tutta l´alta Valle del Sele fu interessata da importanti attività produttive, tra le quali primeggia, data la notevole presenza in zona di grandi aree boschive, quella del legname per la costruzione di navi da guerra.

Questa attività ha, quindi, da sempre rappresentato un elemento portante dell´economia locale.

Ciò si evidenzia anche dall´antico culto silvanico praticato dalle genti locali, così come è testimoniato dalle epigrafi databili I secolo d.C. circa e rinvenute presso alcune località della valle, da Pescopagano a Buccino, a Caposele e allo stesso Comune di Laviano.

In questa città è stata riportata alla luce un´importante epigrafe che accenna alla presenza di un "collegium dendrophorum" nella zona.

Protetto dal monte Pennone, sormontato dai ruderi di un castello normanno, Laviano ha mescolato nei secoli le sue case a qualche palazzotto.

Su una cresta rocciosa di natura calcarea che ad oriente sprofonda in aridi burroni in fondo ai quali serpeggia un arido ruscello, sorgevano il vecchio campanile ed il maestoso tempio della Chiesa Madre.

Laviano ha origini molto antiche: nella "Storia del regno delle due Sicilie" (Napoli 1847, Vol. III, pag. 9) N. Corcia fa risalire i suoi inizi ai Sabini e lo definisce l´ultimo villaggio degli Ursentini tanto che lo stesso nome "Lavianum" sarebbe un termine sabino e vorrebbe significare feudo rustico della "gens Lavia" (circa VI-VII sec. a. C.). Inoltre alcuni ritrovamenti archeologici nell´alta valle del Sele (Laviano, Castelnuovo di Conza, Santomenna) testimoniano la presenza di popolazioni sannitiche già dal V sec. a. C.

E´ altresì noto che la sua storia è legata alla presenza dei boschi: basti pensare che già nel periodo romano l´attività portante produttiva era quella del legname e che dal I sec. a. C. è accertata l´esistenza di un "collegium dendrophorum" e cioè di una corporazione tra le cui principali iniziative ricadeva il commercio di legname soprattutto di specie di alto fusto quali, ad esempio, le querce, i faggi e le conifere maggiormente richieste dal mercato per la carpenteria e la cantieristica navale.
Dendroforo era, infatti, il nome del sacerdote che durante le feste greche (dendroforie di Dioniso e Demetrio) e poi quelle romane (di Attis e della Magna Mater) portava rami di alberi.

In epoca longobarda (dal VI sec. d.C.) Laviano è, perciò, appartenuta al gastaldato di Conza (Conpsa) ed è rientrata nel Principato Citra.
I Longobardi, inoltre, riorganizzando i percorsi tra il mare Tirreno (in particolare da Salerno) e quello Adriatico, hanno aperto nuove strade seguendo il corso dei fiumi e hanno modificato, conseguentemente, sia il ruolo, che lo sviluppo delle aree interne e, soprattutto, di alcuni suoi centri come, ad esempio, Conza.
Sotto i Normanni (X - XII sec.) è stata creata, invece, la contea di Laviano e ne è stato Conte anche Guglielmo che ha preso il cognome "de Laviano" e poi "Laviano".

Tale contea ha avuto una certa importanza dato che dalla medesima dipendevano a livello militare ed amministrativo vari paesi circostanti.

A Guglielmo è successo Oddone poi sconfitto dal Duca di Brienne mandato dal Papa Innocenzo III.

Al periodo normanno risalgono le origini sia della Chiesa Madre dell´Assunta, che del Castello.

La Chiesa Madre dell´Assunta (ora completamente distrutta) aveva avuto un consistente ampliamento nel XVI secolo e notevoli ristrutturazioni in stile barocco (XVIII sec.).
Per la sua maestosità e ricchezza di beni artistici (quali, ad esempio, il portale lapideo e l´altare principale in marmi policromi lavorati ad intarsio) era considerata da Mons. Arcangelo Lupoli, Arcivescovo di Conza dal 1818 al 1831, "il tempio più bello" della sua Diocesi.

Da Vedere

Il castello
Proprio per volere del citato Guglielmo, è ubicato in posizione strategica in modo da facilitare sia l´osservazione che la difesa, cioè alla sommità del promontorio a picco sulla rupe dell´Olivella e sul vallone; munito di fossato con ponte in pietra nonché di un avamposto e/o baluardo verso il nucleo abitato, fino al sisma del 1980 era incastonato lungo il pendio collinare sottostante.

Originariamente tale borgo accoglieva le persone che si ritiravano dai luoghi posti lungo le vie militari e che non erano in grado di subire gli svantaggi dovuti all´obbligo di dare alloggio ed assistenza a tutte le autorità del Regno, civili e militari, le quali viaggiavano per servizio in quel territorio.
Il Castello, pur avendo subito nel corso dei secoli ampliamenti e ristrutturazioni, aveva conservato sino al 1980 prevalentemente l´aspetto difensivo. Di notevole valore erano i sobri, quanto maestosi, portali lapidei risalenti al XVII sec., i cui elementi, crollati con il terremoto, sono stati recentemente ritrovati in loco.
Questo Castello si inseriva nel sistema di fortificazioni normanne e sveve realizzate - dal X sec. - spesso su preesistenti insediamenti difensivi, lungo l´alta valle del Sele ed in Basilicata a ridosso delle vie di comunicazione con la Puglia.

L´incastellamento medievale, che ha interessato tutte le regioni del mediterraneo, in particolare le zone interne, ha rappresentato per queste ultime un fenomeno epocale, accompagnandosi, talvolta, anche ad un miglioramento delle condizioni di vita.

In tale periodo la valle del Sele è diventata una sorta di micro regione con un´identità culturale singolare, che in qualche modo ha conservato anche nei secoli successivi. Ne sono testimonianza le numerose fortezze ed emergenze architettoniche tuttora presenti in zona.

Nel medioevo, inoltre, il fiume Sele ha avuto un ruolo importante connesso allo scambio ed al trasporto delle merci (compreso il legname utile nella costruzione delle navi).

A seguito di indagini di archivio risulta che nei vari secoli i territori di Laviano, come anche il castello, sono stati possedimenti di diversi signori e/o feudatari, tra i quali i Marino e Pirro d´Alemagna, sino alla famosa "Congiura dei baroni" alla fine del XV secolo, la famiglia Carafa Guzman de Marra (noti anche come principi di Stigliano) e la Regia Corte spagnola nel XVII sec., nonché la famiglia D´Anna (che li ha avuti in proprietà dalla fine dal 1696 sino al 1865 in base al catasto Onciario del 1753 ed a quello Murattiano del 1815).

Nel XIX sec il Castello è divenuto possedimento privato, mentre alla fine degli anni ´50 è stato acquisito al patrimonio comunale e, conseguentemente, utilizzato per fini pubblici.

Nonostante le attuali precarie condizioni statiche il Castello di Laviano costituisce tuttora una testimonianza significativa tra le architetture fortificate presenti nell´alto Sele.


Chiesa Santa Maria della Libera
L´altra testimonianza residua del paese originario è la Chiesa di Santa Maria della Libera la cui esistenza nel XVII sec è attestata da documenti d´archivio e da un affresco recentemente rinvenuto (1994) nella muratura absidale.
Attualmente la Chiesa è costituita da una navata unica, un ambiente molto grande che doveva servire all´esercizio della liturgia e del culto, un secondo ambiente, alle spalle dell´altare, funzionava probabilmente da sacrestia.
L´altare, che si trova in fondo alla navata, è fatto di marmi policromi lavorato d´intarsio di una fattura molto fine e nel lato principale porta in basso un´iscrizione "Marcus Maiocca sumptib suis F.F.A.D. 1738".
Nel complesso l´altare è in buone condizioni eccetto che per la parte basamentale la quale, attaccata dall´umidità, presenta un tipico sfaldamento della pietra.
Nella parte laterale è scolpito a rilievo uno stemma araldico rappresentante due leoni "affrontati" e che portano rispettivamente un´ascia ed un ramo.
Tale stemma fa pensare ad una tradizione religiosa legata allo sfruttamento delle risorse boschive e, perciò, ad una congregazione - corporazione di boscaioli.
Sulla parete di fondo dietro l´altare vi è l´affresco citato che raffigura una "Madonna con Bambino" affiancata da due santi.
La composizione dell´affresco è divisa in tre parti: la scena centrale, quella con la Madonna ed il bambino; e le due laterali con S. Antonio e S. Francesco su un fondo azzurro dai toni luminosi.

Con i lavori di somma urgenza eseguiti nel 1997 dalla Soprintendenza si è constatato che l´affresco datato 1642 era stato sovrapposto ad un´altra immagine, che rappresenta sempre la Madonna con Bambino, ma con retrostante tendaggio damascato tenuto da due angeli e che iconograficamente può essere riferita anche ai secoli XIII e XIV.
Al lato sinistro per chi entra, è posto un altro corpo marmoreo ben lavorato ad intarsio con motivi floreali e con delle volute (facilmente l´ubicazione originaria era contro la parete di fondo in asse con l´altare sotto l´affresco).
Anche qui vi è un´iscrizione che recita "NON SIT TIBI GRAVE DICERE SEMPER AVE".
La facciata principale conserva un disegno molto semplice; l´ingresso è arricchito sia da un portale in pietra che da un portone in legno finemente intagliato con motivi floreali e le immagini di due angeli che portano le iscrizioni: "ASSUNTA EST MARIA IN CAELUM" e "NON SIT TIBI GRAVE DICERE SEMPER AVE" (motivo ricorrente nelle scritture della Chiesa e presente pure sull´architrave lapideo del portale).
Questo manufatto architettonico nella sua semplicità costituisce una testimonianza della cultura architettonica minore e della tradizione sia religiosa, che popolare.

Infine tale edificio ecclesiastico è rimasto molto impresso nella memoria della popolazione sia per la devozione alla Madonna dell´Assunta (la quale ogni 15 agosto veniva ivi portata in processione dalla Chiesa madre), sia per la sua particolare ubicazione originaria fuori dall´abitato lungo la strada che portava alla Montagna (fondamentale risorsa per l´economia locale).

Il castello e la Chiesa di S. Maria della Libera hanno subito danni notevoli a causa del sisma del 1980.
Al terremoto sono seguiti l´abbandono, la massima esposizione agli agenti atmosferici ed alcune altre scosse telluriche che si sono avute nel corso degli ultimi anni (in particolare nel 1996).
Solo di recente si sta concretizzando la possibilità di restaurare sia il Castello, che la Chiesa di Santa Maria della Libera e ciò avrebbe per Laviano un valore storico e sociale inestimabile.

Oasi di protezione naturale
Area Protetta Monti EREMITA- MARZANO, riserva WWF che si estende per più di 3600 ha; al suo interno sono percorribili sentieri monitorati dal C.A.I. (Club Alpini Italiani); la riserva è attrezzata per attività di trekking e mountan bike
Per le sue caratteristiche geomorfologiche, faunistiche, vegetazionali, naturalistiche ed ambientali, parte del territorio di Laviano rientra sia nel Sito di interesse comunitario (S.I.C.) del Massiccio del Monte Eremita, definito dal Ministero dall´Ambiente per conto della Comunità Europea, sia nella Riserva naturale dei Monti Eremita - Marzano della Regione Campania (in fase di ridefinizione).



Per questo testo si ringrazia la COMUNITA' MONTANA dell'ALTE e MEDIO SELE

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